Clodia Metella si mordeva le labbra a sangue.
— E.... — diss'ella, con voce tremante dalla rabbia, — se io non volessi stare al tuo patto?
— Faresti malissimo; — rispose il beffardo vecchio; — perchè io potrei....
— Potresti? Continua!
— No, non è bene scoprirsi così scioccamente, e con una donna di così sottile accorgimento come tu sei. Oh, non dubitare, io ti rendo giustizia. Se fossi pretore, come ci avrei diritto pel nome che porto, darei ad ognuno il suo, che non ci mancherebbe mezz'oncia.
— Daresti! — notò ironicamente Clodia Metella. — Sarebbe la prima volta.
— Ah sì; come se l'imprestare non fosse una maniera di dare! Do ut des, do ut facias, son forme di contratto, mi sembra. E a proposito di fare, bada, padrona mia, che non mi venga in mente di far aprir gli occhi al tuo nuovo amatore.
— Non lo farai; — disse Clodia, dopo un istante di pausa.
— Sta a te ch'io non lo faccia, mia bella. Sii prudente, e non avrai a dolerti di me. Déi buoni, e non è giusto che io trovi un compenso alla brevità di questi interregni? Perchè, infine, tu ci hai una virtù singolare, che riesce tutta a mio danno. Quando uno ti piace, bisogna rassegnarsi; nel tuo cuoricino non c'è mai posto per due.
— Cepione, io l'amo.