— Marco Tullio almeno non ci ha lasciate le penne. È un merlo vecchio.

— Terenzia sua gli avrebbe cavati gli occhi.

— E fu ad un pelo di farlo.

— Guardate, guardate! Si può essere più sciocchi del nostro amico Caio Sempronio?

— Che cos'è?

— Non vedete? Le fa fresco col suo ventaglio di penne di pavone. Poverina, che non avesse a riscaldarsi troppo, con questi ardori.... d'aprile!

Caio Sempronio non aveva fatto soltanto ciò che notavano di lui, in quel crocchio di caritatevoli amici. Entrato con Clodia Metella nel meniano, e vigilato con molta cura il passaggio di lei, perchè nessun piede profano le calpestasse lo strascico della stola, si era inchinato con sollecita galanteria, per disporre acconciamente il cuscino su cui ella doveva sedersi. Egli stesso, ricusando l'opera del servo designatore, aveva collocato lo scannello di legno sotto i delicati piedini della sua dolce padrona. Egli stesso, di tanto in tanto, si voltava indietro, per tenere in rispetto con una provvida occhiata i vicini del quarto scaglione, affinchè nessuno di loro, mettendo sguaiatamente innanzi le ginocchia, venisse ad urtarla da tergo.

E la divina Clodia arrossiva dal piacere di vedersi così attentamente servita. Gli sguardi fugaci che ella volgeva tutto intorno a sè, in quella moltitudine di spettatori, tra cui dovevano essere parecchi dei suoi antichi corteggiatori, dicevano chiaramente: vedete, o Quiriti, non è anche finito il mio regno.

Infatti, quel biondo cavaliere poteva considerarsi come la prima e la più invidiabile tra le conquiste che potesse fare un'alunna di Venere tra quei giovani patrizii di Roma. E quando egli sollevò tra le dita quel suo meraviglioso flabello, che raffigurava la coda spiegata d'un pavone, agitandolo soavemente da presso alle tempie di Clodia Metella, molte nobili matrone allibbirono; molti giovanotti eleganti invidiarono quella graziosa novità, che doveva trovare imitatori in buon dato; e un vecchio Alcibiade, che pizzicava di poeta, sentenziò che Venere spogliatrice aveva rapiti gli onori a Giunone.

A chiarire questa immagine classica, ricorderò che il pavone era sacro alla moglie di Giove. Quanto a Venere spogliatrice, il lettore ha già visto chi fosse; Cicerone, che vien sempre in ballo quando si tratti di uno di quei frizzi che levano la pelle, aveva proprio bollata la povera Clodia, come si bollano i buoi, col marchio rovente dei gabellieri alle porte.