Lettori, per dirvi tutte queste cose, io commetto una piccola indiscrezione; sto origliando, direbbe un seicentista, alla toppa d'un cuore. Il volto di Delia non lasciava trapelar nulla di questi brutti pensieri; non si vedeva in lei che una bella donnina, sebbene un po' più fredda e severa del solito. Per altro, bisogna ricordare che una bella donnina, quando è scontrosa, imbruttisce parecchio, o, se vi torna meglio, apparisce meno bella di prima. E questo accadeva a Delia, quantunque Numeriano, innamorato com'era, non potesse avvedersene.
Un consiglio alle donne. Non facciano mai il viso arcigno, salvo il caso che vogliano parer simulacri di marmo e rimanere sul piedistallo. C'è anche il suo gusto a far ciò, lo capisco; ma io parlo per quelle che vogliono, se non piacere a più d'uno, almeno parer belle a tutti. Ho spesso per le mani Ovidio, che mi racconta i mille artifizi delle dame romane, e, come vedete, incomincio a rubargli il mestiere. Badino, per altro, le mie belle lettrici, io non pretendo d'insegnare a nessuna e non domanderò come lui che esse scrivano sulle loro tavolette: «egli è stato il nostro professore» (Inscribant tabulis: Naso magister erat), ben sapendo che il mio diavolo nasceva appena, quando il loro andava già ritto alla panca.
Torniamo a Delia. È una donna incontentabile, e farebbe una carità fiorita a non accettare la mano di Cinzio e a ripigliar la sua parte di donna libera. Pure, se noi ci facessimo a consigliarla in tal guisa, metto pegno che ci manderebbe a quel paese. C'è sempre nel cuore di certe leggiadre donnine un pochino di mal talento, e come un desiderio di far dispetto. — Ah, vuole sposarmi, il poveraccio? Orbene, sì, lo faccia a sua posta; vedrà che bel giuoco! — Qualche volta non lo dicono nemmeno tra sè; ma ci hanno il genietto maligno, accoccolato dietro una piegolina del cuore, che pensa lui le vendette; e le farà, non dubitate, le farà senza tanti discorsi.
A consolare le bizze di Delia era andato Postumio Floro, dopo il quart'atto della commedia. Vi ho già detto che la sperata di Numeriano sedeva sull'estremità d'un cuneo; donde vi sarà facile intendere, se avete ancora davanti agli occhi la pianta del teatro romano, che Postumio Floro, ascendendo la scaletta rasente al cuneo poteva avvicinarsi ai due fidanzati senza recare troppo disturbo alla gente.
— Avete visto? — diss'egli, ammiccando.
— Che cosa? — domandò Numeriano.
— I nuovi amori del nostro amico Caio Sempronio.
— Sì, male collocati; — sentenziò la bizzosa donnina.
— Eh, non mi pare. Clodia è così bella!
— Lo credi?