— Mia bellissima, tu sei proprio un amore; — aggiunse Valeria Lutazia.
— Dove hai presa quella stoffa? È oro filato; — esclamò Anna Domizia, precorrendo san Tommaso, quello che voleva vedere e toccare.
— In verità, — disse Giunia Sillana, le cui parole erano armi a due tagli, — essa ti rende più bella. —
Tizio Caio Sempronio, come potete figurarvi, camminava impettito a guisa di trionfatore.
— Mia dolcissima, — ripigliò Valeria Lutazia, — dove fai conto di passare l'estate, quest'anno?
— A Baia; — disse Clodia Metella.
— Hai ancora la tua villa sul lago Lucrino? — domandò malignamente Giunia Sillana, alludendo ad una lunga stazione fatta laggiù da Clodia Metella con Celio Rufo.
— No, ne compero un'altra; — rispose Clodia, senza scomporsi; — e ci andrò per le calende di maggio.
— Come? ci abbandoni pei giuochi Florali? — disse Valeria.
— E per la festa della dea Bona? — aggiunse Giunia Sillana. — Sarà una grave mancanza. —