La dea Bona, se nol sapete, era la dea matronale per eccellenza, e si citava questo bel fatto di lei, che, fino a tanto era vissuta tra i mortali, nessun uomo, tranne il marito suo, l'avesse veduta, o avesse pure inteso profferire il suo nome.

Clodia Metella fece le viste di non avere udito. Era l'unico spediente per non avere a raccogliere il frizzo di Giunia Sillana.

Sotto i portici del teatro, mentre Caio Sempronio si era fatto avanti per chiamare la lettiga, le si accostò Servilio Cepione, caldo ancora di tutte le acerbe punture inflitte alla sua vanità dai giovani patrizi romani.

— Clodia Metella, — le bisbigliò all'orecchio, — io cenerò con te, questa sera. —

E dava intanto una sbirciata compassionevole ai suoi derisori, che stavano là, secondo l'uso, adocchiando le dame.

— Non mi seccare; — rispose Clodia, alzando le spalle.

Se aveste veduto il muso di Servilio Cepione, in quel punto! I suoi amici e debitori, che non lo perdevano d'occhio, ne ridono ancora oggi, nel regno delle ombre.

CAPITOLO XIV. Le nozze di Numeriano.

La mattina del sesto giorno sopra gli Idi d'aprile....

Ma qui, prima di andar oltre, bisognerà spiegarci un tratto. Il calendario romano è così disforme dal nostro, con le sue calende, le sue none, i suoi idi, e l'uso di contare i giorni alla rovescia! Gli Idi d'aprile cadevano al 13; dunque, tornando indietro sei giorni, abbiamo il sexto Idus, corrispondente agli 8 d'aprile.