È un bel giorno per Cinzio Numeriano, e un giorno di grandi faccende per Tizio Caio Sempronio, che ha dovuto perfino rinunziare alla sua visita mattutina in casa di Clodia Metella. Per altro, come vedrete, ha pensato a lei, e fa conto di vederla dopo il tramonto del sole.

Quella mattina, adunque, Tizio Caio Sempronio si alzò da letto più presto del solito, e, preso il bagno consueto, stette allo specchio un'ora di più che non facesse negli altri giorni; indi, tutto azzimato, spirante ambrosia alla guisa d'un Nume, si dispose ad uscire di casa.

Il vecchio Lisimaco lo attendeva nell'atrio.

— Mio signore! — disse l'arcario, inchinandosi.

— Orbene, Lisimaco, che c'è?

— Chiederei di trattenerti per breve ora, se non ti spiace. Ho certi conti da farti vedere....

— A proposito, — interruppe Caio Sempronio, — hai mandati i fiori a Clodia Metella?

— Sì, mio signore.

— Col silfio cirenaico?

— Col silfio cirenaico; — rispose Lisimaco, traendo un sospiro.