—Ma il perdono è di Cristo.
—Cristo fu un uomo. Come uomo, lo venero, ho un gran rispetto per lui; non senza riconoscere, per altro, che avrebbe fatto meglio ad essere più severo, insegnando per esempio a non fallire con tanta facilità. Ma che si fa la burletta? Col dirci che il giusto cade sette volte al giorno, non si dà la licenza a tutti di cascar quattordici, o ventotto? Per me, dicano quel che vogliono con la teorica del perdono; non conosco che il dovere, io, e so che il dovere è buono.
—Debbo io dirvi tutto quello che penso, generale?
—Ma sì, per bacco. Non lo dico io liberamente, approfittando della vostra licenza?
—Ebbene,—rispose Maurizio,—vi dirò che il dovere è buono, perchè scende diritto diritto dalla legge morale; e la legge morale è Dio.
—Ah, il gran cavallo di battaglia! Ma siete voi persuaso, caro amico, che Dio non sia una creazione dell’uomo?
—Anche la morale, allora.
—La morale,—sentenziò il castellano della Balma,—è l’utilità bene intesa, per cui solamente si conserva questa povera specie umana. Non fare ad altri quel che non vorresti che fosse fatto a te; fare ad altri quello che vorresti che fosse fatto a te.
—Già, per dare il buon esempio,—replicò Maurizio, sorridendo;—ma gli altri lo seguiranno? ecco il busilli.
—Seguano o non seguano, c’è tutta la morale umana in queste due massime. Conosco degli atei che vi conformano i loro atti assai meglio di tanti credenti.