Quel «vostri» non era un po’ troppo? Maurizio si sentì toccato sul vivo.

—Che importa?—diss’egli, contenendosi ancora.—Crede alla santità del dovere, alla divinità della compassione, alla immortalità dell’anima umana.

—No, sapete, crede semplicemente alla bontà della vita; obbedisce ad una legge di natura, intendendola un po’ meglio di tanti e tanti. E notate ch’io non ho avuto da istruirla. Era così, quando divenne mia moglie. È una testa forte.

—Permettete ad una testa debole d’inchinarsi;—replicò Maurizio, facendo l’atto per l’appunto.

Ma il generale era avviato, e non voleva fermarsi così presto.

—Ecco,—diss’egli,—ora v’inalberate.

—No, generale.

—Allora, perchè vi tirate da banda, come se voleste uscire dal giuoco? Mi avevate pure promesso una argomentazione serrata!

—Vero, ma siamo stati fortunatamente interrotti; ed ora che ho perso il filo.... Nondimeno, per non parervi battuto e contento, vi dirò brevemente ciò che penso. Voi considerate la morale come l’effetto di una convenzione. Ora la morale per convenzione, dato che possano giungere a stabilirne una dei figli o nipoti di antropopitèchi, sarebbe una morale senza ragione in sè stessa. Vedetene la conseguenza. Se io so che la legge morale non ha nessuna sanzione, che non c’è nessun premio a chi segue, nessun castigo a chi viola la legge, non me ne farò più nè di qua nè di là, baderò al mio interesse, e buona notte al prossimaccio mio.

—Signor Maurizio, i miei complimenti. Fate voi dunque il bene per un premio che ne sperate? vi astenete dal male per un castigo che ne temete?