—Certamente: siete il signor Maurizio. Vi ho veduto una volta passare di là sotto. Mio marito mi ha detto: quello è il signore del Castèu, che s’incammina alla Balma.—
Diavoli di contadini! vedono tutto, loro; niente sfugge ai loro occhi di ramarro. Anche in luoghi così deserti, i passi del signor Maurizio erano dunque osservati? Ma sì: e se gli scriccioli, i merli, i passeri solitarii avessero avuto il dono della parola, si sarebbe sentito dire da molti cespugli: ecco il signore del Castèu, che s’incammina alla Balma.
Il signor Maurizio lasciò cadere l’allusione, e domandò notizie della salute. Non era quasi da domandarne; si vedeva la guarigione avviata. Biancolina era tuttavia un po’ debole; della qual cosa si tormentava, pensando che il suo uomo era costretto a far lui tante cose che prima erano fatte da lei, come ad esempio mungere il latte e portarlo in paese. Quanto alle piccole faccende di casa, veniva tutti i giorni una brava donna dal mulino di sotto; e di questo la convalescente rendeva grazie al signor Maurizio, che le aveva procurato l’aiuto.
—Ma io non ne so nulla; io non c’entro;—rispose Maurizio, schermendosi.
—Sì, sì, così dice la mano destra della gente di cuore, quando la sinistra ha fatto l’elemosina;—ribattè Biancolina.—Ma io so tutto, e della donna e del medico che siete corso a cercare per me; so tutto io; ci ho l’angelo custode che mi avverte di tutto. Non lo credete, signor Maurizio? Ed è un bell’angelo, sapete, con certi capelli d’oro filato, con certi occhi che paion diamanti. Ma lasciamo star l’angelo; io non saprò mai come ringraziar voi, che siete tanto buono coi poveri. Ma se Dio ascolta le mie preghiere, egli vi farà contento di tutto quello che potete desiderare. Rosina! Vittorio!—gridò la donna, interrompendo il suo discorsetto.—Non vi spingete troppo addosso a questo bel signore tanto buono. Non vedete che gli levate l’aria dattorno?
—Lasciateli fare, lasciateli fare, Biancolina. Io amo i bambini. A te piccina; quale delle tue bambole mi vuoi dare in moglie?—
La bambina rise, come una mamma che avesse due figliuole da collocare. Ma era una mamma di sei anni, e non aveva nessuna idea delle convenienze; e ridendo offerse tutt’e due le figliuole. Maurizio baciò quella mamma, e costituì una dote alle figliuole, in due belle monete d’argento; poi, per non far nascer gelosie, ne diede altre due al ragazzetto, ma senza bacio; un amichevole buffetto ne tenne le veci. E la ragione del diverso trattamento c’era; luccicava tra il labbro superiore ed il naso di quel piccolo sbadato.
—È ben fresca, questa bambola!—disse Maurizio, per dar sulla voce a Biancolina, che voleva ringraziare.—Pare comperata ieri.
—Infatti, l’ha portata ieri a Rosina la buona fata della Balma, insieme con le pallottoline per Vittorio. Voi la vedrete fra poco, la buona fata, l’angelo di questa casa.—