—Non parliamo di ciò, ve ne prego;—diss’egli.—Io ho inghiottita l’offesa: se ho dovuto in qualche modo provvedere alla mia dignità, credete che ciò non fu senza mia pena, e grandissima. Io piuttosto credevo che quella sfuriata a proposito di opinioni filosofiche dissimulasse un altro sentimento, la noia di vedermi in casa sua.

—Qui v’ingannate, non c’è nulla di questo. Lo avete contradetto nelle sue opinioni scientifiche, e ciò lo ha fatto andar fuori. È il suo tallone d’Achille. Egli si chiama Ettore, per verità; ma non ha meno, per questo, il suo punto vulnerabile. Guai a toccarlo sulla filosofia positiva. Ora, di aver passato il segno è convinto anche lui. Il primo giorno stette grosso con tutti; il secondo parlò a monosillabi; il terzo, non so più a qual proposito, uscì in questa confessione: «Ho il vizio di lasciarmi portare dall’impeto della passione, e il sentir troppo non è scusa valevole: un giorno o l’altro mi schiaffeggerò».—

Maurizio non ebbe neanche la forza di sorridere alla frase che esprimeva in forma così comica un pentimento. L’immagine di quell’uomo gli tornava incresciosa; e da parecchie ore l’aveva costantemente negli occhi.

—Come avete potuto,—diss’egli,—uscir così presto di casa?

—Ah, se ci fosse lui, mi sarebbe stato impossibile;—rispose candidamente Gisella.—Non già perchè egli m’impedisca di andar fuori; ma perchè si fa colazione insieme alle dieci. Egli è partito ieri, e rimarrà fuori una settimana. La passione per l’esercito è ancora forte in lui; ha voluto assistere a certe prove d’artiglieria che si fanno a Vincennes; frattanto ha accompagnato il suo amico Dutolet, che finiva la sua licenza di quaranta giorni. Ecco perchè ho detto ieri a Biancolina che molto probabilmente sarei venuta a far colazione da lei. Ho la mia settimana di libertà; voglio andare attorno, per monti e per valli. E verrò anche al Castèu.

—Il Castèu sarà felice di accogliervi. Ma badate; egli saprà della visita, e non gradirà che da parte vostra si sia fatto un passo simile.

—Perchè? Non siamo sempre in relazione con vostra sorella? E l’aver annunziato voi di dover partire da San Giorgio, per quanto se ne potessero indovinar le ragioni, non sarebbe bastante a farci trascurare un obbligo di cortesia. Diciamo piuttosto—soggiunse Gisella, con la sua graziosa malizietta,—che la montagna è assai bella, che qui si sta bene, e ci si chiacchiera meglio. Avrò dunque il piacere di vedervi in alto. E poi, e poi, spero bene che appianeremo tutto, non è vero?

—Ah! impossibile;—proruppe Maurizio.—Impossibile che ci rivediamo alla Balma.... E forse, anche qui....

—Che cosa dite, signor Maurizio? perchè?

—Perchè.... Me lo chiedete, signora? Voi mi avete parlato testè di un’amicizia fraterna; ed io.... io non vi posso esser fratello.