—Che diavola!—diceva allora a Maurizio.—Fa quel che vuole. È il folletto della casa. Come starebbe bene alla testa della brigata.... o della divisione! Mah!—soggiungeva egli, con un sospirone da Mongibello in procinto di dar fuori;—ho fatto una grossa bestialità a lasciare il servizio. Anche voi, mio buono, anche voi!
—Anch’io;—ripeteva Maurizio, sforzandosi di trarre un sospiro a sua volta.
—Ah!—ripigliò il generale.—Se fossimo rimasti al nostro posto, anche mandando giù qualche amaro boccone, non dovremmo pregar nessuno per esser riammessi nei quadri; e il primo suono di tromba ci troverebbe in prima linea. Ma che diamine! ora che ci penso.... non saremmo mica insieme, amico Maurizio! Voi forse coi vostri amici Tedeschi....
—Non me ne parlate, generale!—diceva Maurizio, con aria di costernazione.—È orribile.
—Ah! lo riconoscete? lo sentite anche voi, che è orribile! Ma perchè, domando io, perchè venire a queste estremità?—
Maurizio lo sapeva benissimo, il perchè ed il percome; ma aveva preso il verso di dar ragione al suo interlocutore. Ora, tra i modi di dargli ragione c’era anche quello di non saper che rispondere; ed egli già si disponeva a tacere, sospirando da capo. Ma in quel punto gli passò un’idea per la mente; la colse al passo, come si afferra una tavola di salvezza.
—Credo,—diss’egli, timidamente,—che gli avvocati ci abbiano imbrogliate le carte.
—Gli avvocati? oh, sì, dite bene, gli avvocati. Gran brutta gente, gli avvocati, che con le loro ciarle vi fanno il buio di pien meriggio. Tra noi soldati ci saremmo intesi, amico Maurizio: questo a te, questo a me, donnant donnant, e tutti pari. Noi a Tunisi, senza Crumiri; voi a Tripoli, senza dir ai nè bai; noi in Egitto, e voi in Abissinia; noi a Metz e Strasburgo, voi a Trento e Trieste, che bel fatto! et pas plus malin que ça.—
Così l’uno tagliando dalla pezza e l’altro approvando del capo, l’uno dicendo Deo gratias e l’altro cum spiritu tuo, si faceva, di sopra ai trattati e in barba ai loro custodi, la gran pace dell’avvenire. E le cose andavano. Maurizio era diventato per quell’uomo un altro Dutolet, anzi meglio, perchè il Dutolet approvava tacendo, e Maurizio approvava parlando. I facili discorritori amano che qualche parola si metta in mezzo ai loro discorsi; almeno quando essi hanno la bontà di ricogliere il fiato. La politica del generale passava adunque senza contrasti. Per contro, e quasi per compenso, il generale cedeva sul capitolo della religione, non toccandone mai. Aveva torto; poteva sfogarsi oramai anche su quell’argomento, perchè Maurizio, com’era ridotto dalla sua condizione, lo avrebbe lasciato dire a sua posta.