—Ohè, Piccione! una porta aperta….
—Vedo bene; la sarà entrata qua dentro, la fuggitiva.
—Impossibile! Avrebbe badato a chiudere l'uscio dietro di sè. Qui c'è un altro negozio…. un furto consumato….
—Ragione di più per entrare!
—Sicuro, entriamo!
III.
Questo dialogo avveniva sul pianerottolo, tra i due persecutori della bella sconosciuta, i quali non erano altrimenti due Adoni da quadrivio, sibbene due sergenti di Questura, il Negri e il Piccione.
Lo strepito dei loro passi mascolini nell'anticamera e il percuoter delle loro daghe contro le masserizie, fecero quello che non aveva potuto ottenere la vocina della sconosciuta; vo' dire che destarono dal sonno l'avvocato Fenoglio, il quale balzò in piedi dal suo canapè, e vedendo alzare la portiera di seta e un braccio e una gamba introdursi nel salotto, urlò prontamente: ai ladri! e diè di piglio ad una sedia di Chiavari, per servirsene come di una mazza ferrata contro gl'invasori del suo domicilio.
—Si cheti, signore, si cheti!—disse il Negri facendosi innanzi.—Noi non siamo ladri, nè gente che le voglia far del male. Guardi alla nostra divisa…. Ma chi vedo? il signor avvocato….
—Roberto Fenoglio in carne ed ossa,—rispose Fenoglio, che a sua volta aveva riconosciuto i sergenti;—ma che cosa vogliono le signorie loro a quest'ora, in casa dei pacifici cittadini?