—Oh, la ci scusi, signor avvocato. Aveva l'uscio aperto….

—Amico mio,—disse una vocina sottile che fece balzare due passi indietro il mio protagonista,—gli è stato di certo quel briccone di Battista, che va a ciaramellare di notte colla cameriera del quinto piano. Bisogna scacciarlo dal nostro servizio, non è egli vero?

—Si certo, lo scaccieremo!—rispose Fenoglio.

E intanto guardava, con aria da melenso, ora i sergenti, ora la sconosciuta, che lo aveva chiamato «amico mio.»

—Non vorremmo aver cagionata la disgrazia di un povero servitore….—si provò a dire il Piccione.

—Che! che!—ripigliò la signora.—È un fannullone, un che so io; non è egli vero, Roberto?

—Sì, un briccone, un ladro, un assassino!—soggiunse Fenoglio, il quale non sapeva più quello che si dicesse.

—Oh, in tal caso,—disse il Negri,—con licenza di Vossignoria, lo arresteremo.

—Sì, arrestatelo…. cioè, no, lasciatelo stare, povero diavolo! Son questi i miei modi di dire…. io non uso chiamare con altri nomi la mia gente di servizio….

—Egli bisogna tuttavia che tu gli tolga questo mal vezzo, Roberto mio!—disse la donna, mettendo con leggiadra dimestichezza il suo braccio sotto quello di Roberto Fenoglio.—Dimmi, non è egli vero che tu contenterai in ogni cosa tua moglie?—