Fenoglio aveva l'aria di cader dalle nuvole. Si lasciò mettere il braccio di lei sotto il suo; anzi, posso giurarvi che, galante com'era, anco nei momenti più difficili, curvò con bel garbo il gomito, per accogliere il dolcissimo peso. Quel braccio si appoggiò sul suo con una pressione particolare, che parea dirgli: «tenetemi bordone, per carità!»; gli occhi della sconosciuta si volsero languidi a cercare una buona risposta ne' suoi; la sconosciuta era bella, assai bella; il contatto della sua aggraziata persona gli recava una commozione subitanea per tutte le vene, insomma, il sangue non è acqua, siamo tutti uomini, e Roberto Fenoglio rispose:

—Si, moglie mia, farò di contentarti.—

Tutto ciò era avvenuto in un batter d'occhio. Ora, accettata una condizione di cose, bisognava andare innanzi, mettere in buona vista tutto quel garbuglio; e Roberto, comunque fosse impacciato, ci si provò.

—Vedete un po' che bel caso!—disse egli, voltandosi ai sergenti.—S'era suonato e ballato…. una festicciuola tra amici…. ai quali avevo fatto conoscere mia moglie….

—Ah sì!—interruppe il Negri.—Ella è ammogliato di fresco; noi nol sapevamo neppure….

—Infatti,—disse Fenoglio,—io non ne avevo dato notizia a nessuno.

—Un matrimonio al gran destino….—entrò a dire con aria peritosa il Piccione.

—Come sarebbe a dire; al gran destino? Vorrete dir clandestino? Sicuro, ho fatto un matrimonio clandestino; ma ora l'abbiam propalato; tutti gli amici, i parenti, Genova tutta lo ha da sapere.—

Così dicendo, Roberto Fenoglio si volse a guardare la sua improvvisata metà, che lo ricompensò delle sue parole con uno sguardo d'ineffabile tenerezza.

—Che io possa morire, se ne capisco un'acca!—pensò egli tra sè.