—Ella a quest'ora avrà potuto ridiscendere le scale!—si affrettò a soggiungere la signora.

—Sicuro! dice bene la signora Fenoglio!—gridò il Piccione, percuotendosi la fronte colla palma della mano.—Vedi che bestia siamo stati noi altri! Ma qui bisogna correre.

—Non tanta fretta!—interruppe ella sorridendo.—A quest'ora ella ha potuto andare molto lunge, e come vorreste trovarla! Gli è un colpo fallito, al quale non si rimedia, e sarà meglio vi ricordiate che il mio Roberto vi ha pregato di fermarvi ancora pochi minuti per berne un bicchiere.

—La signora ha ragione!—disse il Negri con aria melanconica.—Ora, poichè la ci è sfuggita, beviamo.

—Signor avvocato,—ripigliò il sergente Piccione,—beveremo alla salute della sua signora moglie, che è tanto gentile quanto bella. Scusi, signora, il complimento, compatisca; siamo gente alla buona….—

Intanto Roberto Fenoglio era andato in una camera vicina e ne tornava con una bottiglia di Sciampagna, che fu sollecito a sturare per quei due ragguardevoli personaggi.

—Alla salute della signora Fenoglio!—disse il Negri, alzando il calice spumante.

—Che il Ciel la benedica, e le conceda una mezza dozzina di bei bambocci somiglianti al l'ottimo avvocato Fenoglio!—soggiunse il Piccione.

—Grazie, amici, grazie!—rispose Fenoglio.—Noi faremo di non mandar vani i vostri amorevoli augurii.—

E guardò sott'occhi la sua sconosciuta vicina, che si fe' rossa in volto come una ciliegia.