—No, signor Fenoglio, non lo direste, o, dicendolo, non lo pensereste. Se questa donna non conosce ancora quest'uomo….

—Ma neppure io, o signora, conoscevo voi, e tuttavia….

—Gran bella ragione!—interruppe la donna.—Vedete mo il gran risico che correvate voi! Ed è egli possibile che il vostro senno non vi dimostri la grave, la profonda differenza che corre tra un cuor d'uomo e un cuore di donna? Che sacrifizio fa l'uomo ad amare e a dirlo, egli tentatore, egli padrone di perdere nel giuoco quel tanto appena che ha messo di posta? Noi, povere donne, quando amiamo (il che più veramente ci avviene che a voi, e con più violenza di subitanea passione che voi non crediate) paghiamo i nostri errori col dispregio di noi medesime. Non parlate più? Non crollate più a vostra volta il capo, in segno di incredulità? Vedete pure che non avevate ragione, e, schietta come sono, vo' confessarvelo. Ho detto testè: se questa donna non conosce ancora quest'uomo… e ho detto male, poichè io già vi avevo conosciuto, sebbene da mezz'ora, più addentro che se la nostra conoscenza già contasse anni di vita. Siete un galantuomo e un gentiluomo, ed io vi ho veduto alla prova. Credete pure che io so rendervi giustizia! Noi povere donne non possiamo parlare liberamente come voi fate…. E per legge di natura, e per vincolo di educazione, noi siamo il sesso debole; non abbiamo altra arma migliore in nostra difesa che la diffidenza, la eterna diffidenza.

—Il sesso debole!—soggiunse Roberto.—Siamo noi il sesso debole!

—Quando ci amate, s'intende. Ma dura così poco in voi, questo stato di malattia! La convalescenza è sempre assai pronta, e ripigliate sempre le forze smarrite.—

Roberto Fenoglio rimase muto. Era quella la più eloquente risposta che egli potesse dare alla sconosciuta. Ella aveva ragione sulle generali, e sebbene egli non avesse torto nel suo caso particolare, non era quello il momento per costringerla a riconoscerlo.

Perciò, tacendo egli, v'ebbe un tratto di pausa nel dialogo. Roberto, colla fronte china, contava i pezzettini di marmo del suo pavimento a mosaico; la signora guardava Roberto, aspettando che dicesse qualcosa.

E così guardandolo, e vedendolo silenzioso, le scese inavvertita in cuore quella pietà traditora che è sorella dell'amore e che non ha altro ufficio se non questo, di aprir l'uscio di casa al fratello.

—Povero giovine!—le susurrava al cuore la pietà.—Tu gli hai detto di brutte cose, ed egli non ardisce nemmanco risponderti. Vedi com'è contrito ed umiliato! Ora, lo hanno detto le sacre carte: cor contritum et humiliatum Deus non despiciet. Egli ha una cera simpatica, per verità! E poi, com'è gentile di modi! Come si è adoperato volenterosamente a farti servizio! Quanti altri uomini, nel caso suo si sarebbero diportati com'egli? Quanti altri, posti con una donna sola, sconosciuta, in casa loro, non avrebbero piuttosto ceduto a diverso consiglio? Gli uomini, in genere, sono un'assai brutta razza, animi volgari, carne impastata di fango…. Ma egli! povero giovine! Suvvia, bisogna ricompensarlo con una dolce parola!—

E la cercò, la dolce parola; ma lì, sulle prime, non le venne fatto trovarla. Trovò bensì un più soave accento e un più soave sorriso, per dirgli: