—Avvocato,—disse ella con piglio di leggiadra dimestichezza,—voi mi accompagnerete; saprete dove sto, ed io vi annunzio fin d'ora che sarà sempre aperta per un gentiluomo pari vostro la casa di Laura Moneglia….—

La folgore, cascata ai piedi di Roberto, non gli avrebbe fatto più senso di quel nome e di quel casato che uscivano soavemente dalle labbra della sua ospite leggiadra.

—Che?—gridò egli, balzando in piedi.—La cugina di Felicino
Magnasco?

—Conoscete mio cugino?—dimandò la signora Laura.

—Se lo conosco, signora… se lo conosco…. Figuratevi! egli era qui seduto su quella medesima poltrona, mezz'ora innanzi che giungeste voi, e mi stava pregando… mi stava dicendo…. Insomma, oggi stesso e' doveva presentarmi a voi.

—A me? voi? Ah, mi ricordo… mi parlò di un signore, suo amico….
Sicuramente. Infatti il vostro nome non mi giungeva nuovo. Mio cugino
Magnasco parla molto bene, e meritamente, di voi. Orbene, che male c'è
che io sia sua cugina?

—C'è, o signora, che voi… già lo sapete… Felicino vi ama….

—Orbene, che mi ami!

—Ah! sta bene?—dimandò sbigottito Roberto.

—Si, certo, ma io non amo lui.—