—Si, ridete, ridete! Tutta questa gaiezza non ha nulla che possa recare offesa al vostro carattere, ve lo giuro!

—Mi fido di voi, bella signora, e rido anche io. Povero Felicino!

—Orvia, si fa tardi; andate a vestirvi.

—Sì, avete ragione; questa volta vado subito. Due minuti, e torno.—

Uscito Roberto dal salotto, Laura rimase sola a pensare. Che cosa pensasse non vi dirò, poichè non sono mai penetrato nel cuore d'una donna.

Dieci minuti dopo, Roberto Fenoglio ricompariva nel salotto, vestito da cristiano, col suo abito nero di gala, il pastrano sul braccio e lo staio in mano. Come avesse potuto spicciarsi a quel modo non saprei dirvi. So che l'amore fa miracoli a palate, e non mi stupisco di questo.

V.

Il mio protagonista, levandosi di dosso quegli abiti da cinese, tornava quel che era, un simpatico giovinotto, se pure può dirsi giovinotto chi ha passata di anni parecchi la fatale trentina. La signora Laura lo guardò e i suoi occhi manifestarono una lieta maraviglia. E invero la cosa non poteva essere diversa, poichè l'avvocato Fenoglio, oltre all'avere un gentile aspetto, era innamorato cotto; e l'amore, come tutti sanno (e se qualcheduno nol sapesse, glielo dico io), abbellisce la gente, sia che conferisca più vivacità allo sguardo, sia che impallidisca le guancie, secondo che è lieto, o sfortunato per coloro che l'hanno nel cuore.

Quello di Roberto Fenoglio non potea dirsi ancora nè una cosa, nè l'altra; era fresco di un'ora, ma era nato vigoroso come Ercole, di cui narra la favola che, stando in cuna, strozzasse colle sue poderose manine i serpenti. Il desiderio di piacere a quella bellissima donna, il rispetto che sentiva per lei, sebbene l'avesse conosciuta in così strana maniera, la stranezza medesima del caso che metteva, sto per dire, un pizzico di sale su quel negozio, già di per sè saporito abbastanza, tutto ciò trasfigurava Roberto Fenoglio. Se non temessi di farmi dare dell'eretico, direi che quello era il suo Tabor, e che intorno alle tempie egli ci aveva un'aureola.

—Dunque, signora,—diss'egli accompagnando le parole con un grandissimo inchino,—poichè così volete, andiamo; io sono ai vostri comandi.