—Voi siete un gentil cavaliere!—rispose la signora Laura.—Andiamo dunque; mi sa mill'anni d'essere a casa mia.
—Questa sarebbe casa vostra, se voi voleste, o signora….
—Pazzo!—interruppe ella, e temperò la frase con un divino sorriso.—Di ciò mi parlerete più tardi….—
Così dicendo ella seguì Roberto Fenoglio nell'anticamera fino alla porta.
E qui avvenne un caso mirabile, strano, bizzarro, non mai più udito, nè visto; un caso che io potrei darvi ad indovinare alle cento, alle mille, alle diecimila, ma tanto e tanto non vi apporreste al vero; un caso che parrà inverosimile, e che infatti è inverosimile davvero, come è spesso inverosimile la verità.
Non vi è egli mai avvenuto, o lettori, di vedere un tramonto di sole, di notarne gli strani colori, i più strani effetti di luce, e dire tra voi che, se un pittore lo copiasse fedelmente, gli darebbero dell'esagerato? Non vi è egli mai occorso di udire un fatto, o non avete nella vostra storia particolare un caso tanto bislacco da farvi dire, quando ve ne ricordate, che se un romanziere lo raccontasse, non parrebbe vero a nessuno?
Orbene, uno di questi casi occorse per l'appunto ai miei due personaggi; uno di questi tramonti toccò alla mia narrazione, la quale non è un sole pur troppo!
Roberto avea posto la mano sulla chiave e faceva girar la stanghetta per aprire. In quel punto, proprio in quel punto, si udiva una forte scampanellata. Egli, sebbene quel suono improvviso gli urtasse maledettamente i nervi, non fu più in tempo a fermarsi. L'uscio si apriva sotto le sue mani, e un uomo si presentava nel vano. Questo uomo fu sollecito ad entrare, e la prima persona che egli ebbe a vedere (poichè Roberto, nello aprir l'uscio, si cansava per darle il passo) fu la bellissima Laura Moneglia.
Chi era costui? Perchè al veder quella donna e' dava uno sbalzo indietro, spalancando tanto d'occhi a guisa di spiritato?
Era Felicino Magnasco, che vedeva innanzi a sè la sua crudele cugina.