Fu un colpo di scena che io non vi starò a descrivere, e di certo non potrei se pur lo volessi. Il fatto, l'atto istantaneo, non si dipinge; lo scrittore non può mutarsi in fotografo.

Felicino Magnasco entrò coll'aria più impacciata che vi possiate immaginare, e ne aveva ben donde. Roberto Fenoglio non lo era meno di lui.

—Oh, buon giorno, Felicino!—esclamò egli, senza sapere che cosa si dicesse.—Che buon vento ti porta quassù? Come va la salute?

—Bene, grazie; e la tua?

Optime, Felicino, optime; e che cosa mi frutta una tua visita così mattiniera?

—Ah sì!…—rispose l'altro.—È un'ora indebita… giungo in mal punto….

—Ma no, Felicino, ma no… figurati! un amico come sei tu giunge sempre gradito.

—Grazie da capo; ma lasciatemi raccapezzare…—soggiunse Magnasco.

—Sì, raccapezziamoci, vuoi sederti un tratto? Signora….—

La signora Laura intese com'egli le chiedesse licenza di fermarsi ancora qualche minuto, e fe' per tornare nel salotto.