—Ah, per cotesto ti assicuro, Felicino, che ci abbiam avute le nostre gran ragioni. Io te lo dirò poi…. se la mia signora consentirà.

—Felice, io vi giuro….—incominciò la signora Laura.

—Che se non fosse mia moglie,—proseguì prontamente Roberto, dandole sulla voce con molta accortezza,—tu non l'avresti colta in casa mia, sola, a notte inoltrata.

—Mi congratulo con gli sposi!—soggiunse Felicino colla sua aria imbronciata.—Ma ormai non ci sarà più ragione a nascondere il fatto, e tu farai pubblica la nuova delle tue contentezze.

—Sì, certo, domani stesso; le ragioni che ci hanno fatto tacere e dissimulare fin qui, son cessate; non è egli vero, Laura?

—Voi siete crudele!—mormorò la signora.

—Vi ho già detto,—soggiunse egli, curvando la persona verso di lei per parlarle a mezza voce,—che la verità non sarebbe stata creduta.

—Mi accorgo,—notò Felicino,—che ci avete delle tenerezze a dirvi, e me ne vado. Già non ho sonno, e andrò a fare una cavalcata. Hai veduto il mio baio, Fenoglio?

—Sì, un bell'animale; ma aspetta, usciamo anche noi.—

Il bel cuginetto diede una girata sui tacchi, e se ne andò ad ammirare un quadro appiccato all'opposta parete.