— Io ho il numero 63, al terzo piano.
Allora Giacometta si diresse al bureau e disse al direttore:
— Io voglio stare vicina a mio cugino... questo signore... — e mi indicò. — Mi assegni la camera 62 o la 64.
La signora Zeffira, dietro di noi, aveva sempre il suo placido e disteso sorriso, nè rifiatava.
— E la signora? — domandò il direttore indicando la dama in nero che aveva accompagnato Giacometta.
— E lei? — fece Giacometta rivolgendosi verso la signora Zeffira.
— Oh! Per me fa lo stesso... — rispose la dama dal placido e largo sorriso. E le toccò il numero 72 molto lontano da noi.
Io ero un poco sorpreso, ma guardavo la signora Zeffira, sempre con riverente riguardo.
Quando Giacometta fu per salire, le si accostò un ragazzo che teneva abbracciato addirittura un grandissimo fascio di rose bianche e vermiglie.
— È lei la signorina Maldi?