Ammirai il semplice modo che aveva Giacometta nel regolare i rapporti sociali; ma, per conto mio, ero un poco stonato; non ci capivo proprio molto bene.
— Scusa, Giacometta... e se poi va a raccontare...
— Ah, Franzi!... sei proprio un ragazzo!...
Era lei che guidava me; eppure questo capita qualche volta anche negli anni più gravi.
Una vettura ci portò un poco in giro per le strade di Bologna; poi ci condusse a una trattoria fuori barriera d'Azeglio.
Giacometta parlava con una volubilità e una freschezza bambina. Parlava quasi sempre lei e ne era molto contenta.
La mia fuga improvvisa e il dono delle rose l'avevano ricondotta a me piena d'amore.
— Ora tu potrai fare di me quello che vorrai. Io sono ormai decisa, ben decisa, Franzi. Mi hai scritto una lettera che mi ha fatto piangere. Ah! che cuore, che grande cuore hai, amor mio!... Rimarremo a Bologna qualche giorno... poi andremo più lontano... molto più lontano. A Parigi... a Londra... Io voglio andarmene via con te... con te solo!...
Queste idee mi turbavano. Come avrei potuto seguir Giacometta a Parigi e a Londra?... Con mille e tante lire dove sarei arrivato?... Ma è un caso molto raro che le donne innamorate pensino a questi piccoli inconvenienti.
Desinammo fuori, alla stessa trattoria, senza che della signora Zeffira fosse fatta parola. Rientrammo all'albergo verso le dieci di sera.