— Sono stanca — disse Giacometta; ma aveva negli occhi un'ombra nuova e parlava molto meno.

XIX

Tienmi sulle tue ginocchia e non lasciarmi pensare...

La signora Zeffira sonnecchiava sopra un divano della sala di scrittura. Quando ci vide arrivare esclamò:

— Tanto tardi, figliuoli miei!

E senza aggiunger cosa nuova, si rifugiò nel suo largo e tranquillo sorriso.

— Noi andiamo a riposare — disse Giacometta.

— Sì, andiamo. Ho tanto sonno! — aggiunse la signora Zeffira.

Ci separammo nel corridoio e ciascuno entrò nella propria stanza. Ora, anche oggi, dopo tanti mai anni, oggi, sul punto di rientrare nell'ebbro turbinio di quella notte, mi sento battere il cuore alla gola e la mano non ubbidisce alla mente nel tracciar le parole.

Questo mi sia perdonato da chi conosce l'amore.