Io parlo della Bologna di allora, e mi rifaccio a un tempo in cui l'ora grigia, che oggi è sul mondo, con tutta la sua tempesta, si accennava appena all'orizzonte.

Allora c'era tuttavia un po' di primavera, nè si pensava allo sfacelo più che non si pensasse alla morte del mondo. E si cercava la gioia nel ritmo dei giorni; ma senza la scomposta ansietà che segna il carattere delle ultime generazioni sopravvenute; e molta e sana serenità era nel cuore delle folle.

E la petroniana bonarietà epicurea passava nel sole delle sue primavere, quando i giardini dei soavissimi colli bolognesi sono tutti un fiore e un aroma, sorridendo nella sua secolare esperienza.

Giacometta aveva indossato, quel giorno, una sua veste turchina (era il colore prediletto) semplice come la veste di un piccolo lago, e aveva un cappello a viso dal quale usciva un'onda de' suoi magnifici capelli biondi. Il suo volto di adolescente non serbava traccia della notte combattuta ed insonne; solo, sotto i grandi occhi celesti, era una delicata ombreggiatura che ne accresceva la profondità e l'incantesimo. Poi la freschezza del giorno primaverile era la sua freschezza.

Ella rideva parlando e la gente si rivolgeva a guardarla.

Arlecchina, all'opposto, non era brutta, ma aveva una faccia strana, rilevata fortemente negli zigomi e nelle mascelle; con un qualcosa di indecifrabile, che la segnava, a quando a quando, di un'ombra maligna e cattiva.

Arlecchina poteva avere vent'anni. Era ciò che si chiama un tipo. Bisognava guardarla per il turbamento che proveniva dall'ombra del suo volto bruno e degli occhi leggermente obliqui.

Ella aveva una figura superba. Pareva nata al piacere. Forte e delicata la curva dell'anca; il seno rotondo; soavi le spalle, spioventi fino al disegno delle belle braccia; bene eretto il collo da cui sbocciava il viso che non piaceva e turbava.

Portava, sui foltissimi capelli neri, un berretto alla raffaella, gettato da banda, tanto da lasciare in ombra una parte del volto; e camminava eretta sul busto, senza distrarsi a guardare intorno, come se passasse per arrivar sempre più lontano, assorta nell'enigma di un suo sogno; se ne andava così estranea a tutto e a tutti, lasciando che il passo, un poco molle, ponesse in rilievo le sue curve di bella tigre in agguato.

Aveva quattro rose rosse alla cintura e la gonnella disegnava, nel vento leggero, la schiettezza delle gambe diritte che incominciavano baciandosi, dall'ombra del desiderio per condiscendere, agili, fino alla piena rotondità delle ginocchia.