Arlecchina era molto più alta di Giacometta e parlava, un poco in dialetto, un po' in italiano, ridendo e muovendo al riso per una sua comicità inesausta.

Percorremmo varie volte il Pavaglione e via Rizzoli, soffermandoci alle mostre dei negozi; poi Giacometta, disse:

— Che faremo oggi?... Che ne diresti, Arlecchina, se si prendesse un auto?

— Quale auto?

— Ma un auto da piazza!

— Non è necessario. C'è la mia... Aspetta: oggi che giorno è?

— È martedì.

— Allora papà non si muove. Per la mamma è giorno di visite. Possiamo andarcene con la mia automobile.

— E dove andremo?

— Questo lo chiedo a te. Io ti do il mezzo, tu trova la mèta.