Avvolte ancora nei loro lunghi veli dei quali si erano servite per difendersi dalla polvere della strada, scomparvero nell'ombra di uno fra i più famosi tempî della cristianità.

Le seguii da presso.

Nell'interno non vedemmo se non una vecchia inglese mal vestita, che ascoltava come in una beata assenza, le peregrine meraviglie che le veniva decantando una guida patentata.

La luce era blanda. Un umidore perenne faceva l'aria più fredda.

Nè Giacometta nè Arlecchina dissero parola.

Si fermarono a guardare, intorno, la circolare maestà del gineceo; la fuga dei piccoli archi e dei capitelli a cesto; la gloria della cupola.

— E la chiesa sprofonda come tutti i vecchi monumenti di Ravenna. Vuoi vedere?... — disse Giacometta alla compagna.

Si allontanarono verso una colonna, alla base della quale è praticato un piccolo pozzo che discende fino al primitivo pavimento.

Giacometta aprì la botola che ne serrava la bocca e si sporse a guardare.

— Peccato! Non si vede niente. È pieno d'acqua.