Nè Galla Placidia, dal suo mausoleo che chiude tanta tragedia col cuore del morto Impero di Roma, le attrasse maggiormente. Ormai volevan vivere, lanciarsi al vento dell'aprile, cantare con la gola delle usignole che tessono il nido fra le macchie dei lillà in fiore.

E Sant'Apollinare, San Giovanni, il Battistero non ebbero più di una rapida occhiata distratta. Solo acconsentirono di visitare Classe fuori, perchè c'era da compiere un'altra corsa in automobile e potevano veder la Pineta, da lontano.

Saettammo fra gli argini e le lunghe teorie delle betulle, per la squallida campagna che muore nella Valle del Dismano; e la solitaria Classe, con la sua torre farea, una fra le chiese più antiche e più sole nella solitudine, ci apparve sull'acceso cielo che già presentiva il maggio. S'incupiva, non molto lontana, la folta massa della Pineta che discendeva al mare.

Nè la chiesa di Classe seppe riconquistare l'anima ormai perduta delle due pellegrine. Esse erano assetate di luce, di aria, di vertigine. Guardarono con occhio distratto le oscure navate e vollero uscir subito.

Riscontrammo che tutti tre eravamo presi da un formidabile appetito.

— Dove andremo? — chiese Giacometta.

— Al Byron — risposi.

E all'albergo Byron discendemmo, animati dalla stessa allegria, facendo stupire un poco il placido albergo dei più placidi ospiti che discendono alla Città degli Esarchi per ragioni di studio, o per posata curiosità, o per malinconia.

Nell'ampia sala da pranzo si occupò un tavolo dal quale poteva vedersi il bel cortile fiancheggiato da un portico e, oltre un muricciuolo, gli alberi della Piazza di San Francesco.

Tutto era calmo, sereno, disteso in una conventuale letizia senza mutamento. Le case si guardavano fra loro dalle piccole finestre aperte; la gente non aveva fretta di compiere gli affari suoi, se ne aveva; tutto pareva sistemato in una placidità senza scosse per vivere beatamente, per digerire fortissimamente. Una minima stupida cosa bastava al discorso di un'ora; pur di fermarsi al sole di primavera e sentirne il tepore sulla persona. Innanzi a un piccolo caffè che aveva disteso all'aperto una fila di tavoli sbilenchi e di seggiole spagliate, qualcuno leggeva tutto quanto un giornale con religiosa attenzione. Come si prendono sul serio le chiacchiere stampate, nelle piccole città di provincia! E i cani davano spettacolo dei loro costumi; e i monelli berciavano correndo.