Tu scioglievi l'anima tua come un pianto sulla tua povera nudità di creatura.
Ah! che non c'era più, cara piccina, la tua fantasia regale e il turbine del tuo senso a condurti e trascinarti per le complicate strade dei goditori; non c'era più l'irrefrenato desiderio a chiuderti nella rossa ombra del piacere, a farti perdere ogni riferimento coi giorni tuoi vissuti e da vivere; a trasportarti verso i fiumi regali ai quali accorrono le adolescenti che hanno sete di ogni vita, di ogni prova, di tutto il godimento; non c'era più niente per te...
Ma solo la povera anima tua come un pianto sulla tua nudità di creatura.
Nè ti vergognavi di mostrarti così, agli occhi miei di innamorato, perchè sapevi di trovare non già indulgenza, ma doppio amore, essendomi tu più vicina, e più semplice: superato ogni artifizio tuo, consapevole o no.
E allora mi dicesti:
— Voglimi bene, Franzi, anche quando non meriterò più di essere amata. Perchè io sento che non potrò mai essere di nessuno veramente. Ma per te ho avuto una gran tenerezza. Se ti farò soffrire è perchè soffro. Il mio desiderio e il mio cuore sono sempre al di là dell'Oceano, povero Franzi!... E se io debbo alzarmi e camminare, mentre vorrei tanto essere morta, è per il mio destino!!... Voglimi bene, Franzi... Forse non parlerò mai più a nessuno come parlo a te...
In quell'istante, tanto era bella e umana che non mi tenni dal stringerla a me tanto forte che certo le feci male; ma il mio amore ruppe il nodo che la legava alla pena ed ella potè piangere tutte le sue lacrime come una bambina: senza più vergogna, senza più infingimento.
E così, povero amore, l'anima tua era sulla tua schietta nudità di creatura.
La voce di Arlecchina, che si avvicinava cantarellando, la fece balzare in piedi. Si coprì la faccia con le mani e disse:
— Non parlare... non parlare...