Avevo un occhio enfiato; mi sanguinava la bocca; le spalle e il resto del corpo non me li sentivo più.

Ormai mi ero detto:

— Povero Francesco Balduino, sei bell'e spacciato. Preparati a far fagotto e raccomandati alla Divina Misericordia!

Mi sentivo lanciare da destra a sinistra e avanti e indietro, da un pugno all'altro; da una notevole pedata, a una seconda pedata non meno notevole. Il mio povero bel vestito era tutto un brandello. Colletto, cravatta, camicia non esistevano quasi più. Il cappello era un'immondizia in mezzo alle immondizie, fra la polvere. Non ci vedevo più, non parlavo più; le mie labbra parevano colpite da improvvisa elefantiasi. Stavano per scardinarmi i denti e mi avrebber mozzate le orecchie e il naso se li lasciavano fare.

Fosti contento, Michelaccio, imperator nostro delle carra?... Ti piacque il festino sulle persone nostre, magnifico cantor della luna per le tappe miliari delle grandi strade maestre? Ti parve soddisfatta la nobiltà tua di nuovissimo Re dei boccali e delle moltitudini?

Ci deste addosso in quaranta, figli di cani, e ci volle un bel coraggio!...

In quaranta: e Michelaccio guidava la ciurma. S'io anche fossi stato grosso e forte come Gargantua, che avrei potuto fare? Ero invece, come sono, un uomo di modesta taglia che non può compire l'inverosimile.

Poi quando si è sopraffatti non si reagisce più. Ci si lascia percuotere come un tappeto; rassegnati a tutto.

Comunque fosse, la fortuna ci venne in aiuto nel momento critico.

Il popolo stava compiendo su di noi le sue vendette socialiste, allorchè intervenne chi rappresentava ancora un barlume di civiltà: intendo riferirmi a qualche carabiniere.