Non muoversi.
Non deglutire la saliva.
Non domandare la luce.
Non cercare Giacometta.
Non desiderare Arlecchina.
Non pensare.
Non bere.
Non inquietarsi mai.
Poi scrissero duemila ricette; mi impiastricciarono tutto il corpo con certi loro infernali unguenti che putivano; mi raddrizzarono le costole e mi fasciarono tutto come la mummia di un qualsiasi Sesostri; mi cucirono mi suturarono; mi sondarono; mi cauterizzarono; mi disinfettarono; mi anestettizzarono e, non contenti di aver fatto di me il campo sperimentale dei tormenti, mi ficcarono in camera una vecchia suora di carità che tabaccava e starnutiva di minuto in minuto.
Ed io cantavo e sorridevo al mio divino maggio.