Ed entravamo nelle grandi chiese in un raccoglimento giocondo; portavamo a Iddio ciò che si aveva di migliore, ciò che da Lui ci proveniva: la nostra divina allegrezza!

Oh, Suor Costanza, quelli erano veramente gli anni della pura e profonda religione!

Si entrava a salutare e a ringraziare il Signore perchè non faceva più freddo; perchè erano ritornate le rondini.

Si entrava con una grande semplicità bambina, nella Casa del Signore e gli occhi nostri raggiavano come i ceri dell'altar maggiore, in fondo alla navata centrale.

Il Mese di Maria era quello della nostra più pura festività.

Oh, maggio maggio maggio!...

La mia città di provincia si vestiva del profumo de' suoi giardini...

Suor Costanza, non avete sentito mai il peso della verginità vostra? non vi è mancato mai il vostro tetro coraggio, Suor Costanza, quando nella quietudine insidiosa delle Città dei giardini incominciano a fiorire le rose e il gelsomino?

Quando a passare da una malinconica e deserta strada, in un'ora di crepuscolo, fra le piccole case aperte e come disabitate, vi siete sentita ad un tratto investire, abbracciare, trasportare da una morbida ventata di profumo, da una carezza insidiosa?... Ed eravate sola, e giovine, e desiderata?...

Suor Costanza, il vostro tetro coraggio è stato sempre più forte, in voi, della vostra pena?