Suor Costanza scosse la testa e fiutò una grande presa di tabacco; dopodichè, ripresa la corona, si affondò nel gorgo della sua eterna preghiera come affonda una rana nell'acqua immota di uno stagno.
XXV
... egli sapeva le musiche stanche che conducono alla velata nostalgia e allo sconsolato desiderio di un lontano amore...
Incominciai ad alzarmi e potei muovermi per la stanza.
Pensai proprio a te, Michelaccio imperatore, quando, appoggiato al braccio di Suor Costanza, mossi i primi passi dal letto alla finestra.
Michelaccio, Imperator delle carra, delle strade e della luna; governatore di ogni campestre o cittadina osteria; Dio dei bianchi boccali e delle panciute ostesse, Michelaccio io non negherò più la tua sovranità e ne pongo a pegno la penna mia.
Io mi fermerò al tuo passaggio; tollererò che tu mi attraversi la strada millanta volte se così a te piaccia; che tu attenti, col tuo carro, alla vita mia perchè questo è il tuo diritto essendo tu Carrettiere e cioè forte del tuo genio e della tua fortuna sul mobile trono delle strade, dal quale imperi, minacci ed eseguisci nel nome dei nuovi principii e della tua recentissima nobiltà e strapotenza.
Michelaccio, io ti riconosco il potere fin da oggi e qui ti consacro mio Re ed Imperatore.
E ciò che tu voglia ordinarmi, io compirò in onor tuo, io, umile scriba e porco vagabondo (tu l'hai detto, Signor mio!...); io che mangio il tuo pane se non bevo il tuo vino perchè non mi piace; io che vivo sulla tua fatica come un pidocchio fra la chioma di Sansone; io che sono l'ultima immondizia di fronte alla tua intatta grandezza suggellata dalle sbornie tue che sono imperiali; perchè tutto è gigantesco in te.
E riconosco che, cessando tu domani dall'opera tua, non solo sulla terra, ma su tutti i pianeti, la vita dovrebbe cessare, perchè tu sei, Michelaccio, la forza madre e il cardine universale del benessere.