Dicevano ch'egli possedesse una personalità di primissimo ordine.

Le signore lo chiamavano il divino fanciullo.

Ma tutto questo pareva accrescesse la sua malinconia perchè era malinconico come una sera di mezz'ottobre.

Rorò non parlava mai delle cose sue; o meglio, diceva e non diceva; lasciava cadere qualche parola vaga nella profondità della disperazione.

Aveva sofferto, aveva lottato, era stato per morire, non era morto!

Tutto ciò apriva una enorme parentesi che la fantasia riempiva.

È difficile che un pover'uomo senza parentesi interessi molto le donne.

L'uomo piatto, l'uomo uguale al due più due fanno quattro; l'uomo che vi dice quello che pensa e che pensa quello che dice; l'uomo che non ha avuto avventure, che non sa colorire la sua vita ma fa consistere tutta la sua virtù nella semplicità: oh, quest'uomo non sposi mai, o, se vuol proprio sposare, scelga una virtuosissima fanciulla senza un filo di immaginazione!

Così forse potrà viver tranquillo; ma non altrimenti.

Rorò aveva capito qual forza rappresenti la donna e il giudizio della donna nell'umana convivenza, e se ne serviva. Era un abile fanciullo, pieno di sagaci previdenze. Ma, d'altra parte, quali armi scegliere che fossero più appuntate?