Poteva egli negarsi all'ammirazione delle belle creature?... Egli si era valso di codesta ammirazione, così, senza parere... lasciando fare.

Rorò lasciava fare. Era la sua tattica. Nella sua infinita malinconia trovava, in tal modo, centomila consolazioni. Ma anche le consolazioni non accendevano quel suo pallido viso da divino fanciullo. Egli aveva precocemente capito che un uomo tanto più vale, quanto più conosce l'arte di rinnovare il proprio mistero.

Rorò lo rinnovava ogni giorno.

Se si abbandonava ad una innamorata, non le concedeva se non quella parte di sè che poteva bastare a una notte.

Con l'alba nuova, Rorò, questo piccolo semidio, aveva un'anima nuova.

E sapeva coltivarsi, altresì. Era sempre inappuntabile. Vestiva di scuro; ma con rara eleganza. Aveva anche capito che certe tinte davano alla sua pallida faccia e ai suoi capelli biondi una particolare evanescenza che lo rendeva molto più interessante.

Rorò era bello; aveva ingegno e, co' suoi vent'anni, camminava per le ampie strade della fama mondiale.

A differenza de' suoi miseri coetanei, Rorò era già edito dalla Casa Ricordi.

Grande fatto per un giovanissimo compositore!

Rorò guadagnava bene e scriveva un'opera in tre atti: L'alba lontana.