Dopodichè prese la corsa attraverso i prati.
Le tenni dietro. Ci fermammo a pochi passi dalla villa.
Domandai:
— Perchè non entriamo?
Mi fece cenno di tacere. Sedemmo in una panchina. Qualche altro ascoltava così, nella notte, il canto che sgorgava pieno e melodioso dalla gola di Rorò, dalla vostra gola innamorata, Rorò.
Allora io udii levarsi la vostra infinita tristezza di fanciullo; sentii la vostra sincerità più profonda, fuor dalle forme e dai panneggiamenti di cui vi compiacevate, piccolo mago, perchè le belle che vi amavano vi pensassero più lontano e irraggiungibile.
Voi eravate solo a cantare, nel cuore di quella notte di maggio, e raccoglievate intorno a voi tutte le anime nostre, le anime sorelle, nel buio della notte, le sperdute, le eterne esiliate nel fondo degli abissi.
E trionfaste. Per due, per tre volte doveste ripetere il canto finchè la comitiva vi lasciò tranquillo.
E allora come vi sottraeste voi alle vostre innamorate, Rorò?...
Giacometta non parlava più. A un po' di lume che arrivava dalle finestre aperte della villa, io vedevo il volto di lei fermo in un'estasi muta.