Avevo trascorsa la notte senza sonno e senza requie; ora bastava. Ero ben deciso. Non avrei più riveduto Giacometta.

Non che non dovessi farmi gran forza per mantenermi nel proposito preso; ma oltre tutte le sentimentalità, oltre i rimpianti e le tentazioni, la decisione prima di riprendere solo la mia strada di pellegrino, era sempre più forte.

Quando un amore si esilia, lascia nella vita di una creatura un grandissimo vuoto che pare non debba colmarsi mai più. Chi non ha cuore di proseguire per tale deserto e non si sente di poter sopportare da solo, tutto il peso della propria vita anzi ritorna ed implora e tutto accetta pur di riallacciare ciò che non potrà riallacciarsi, questi non coglierà che fumo e nuova tristezza; ma chi si carica della propria croce inevitabile e se ne va senza rivolgersi e senza aver paura nè della solitudine nè del dolore, quegli finirà per trovare in capo a una qualsiasi strada del mondo, una nuova ombra un nuovo giardino.

Non sapevo ancora che ne avrei fatto della mia vita, dopo la parentesi della ghirlandella, ma questo poco mi preoccupava.

Mi allontanai dalla Stellata senza rimpianto, quantunque la mia fonda tristezza non mi abbandonasse.

Eppure dovevo troncare il ciclo della ghirlandella; dovevo uscire dalla zona degli esperimenti senza risultato, delle illusioni che finivano in braccio a un altro.

Ed era notte quando salii sul treno che doveva ricondurmi verso la mia inviolata Tebaide.

XXVIII

Tu avevi un bel campo, e vi hai seminato cicale... Ora mangiane il frutto, povero Francesco!...

Il treno correva per gli ultimi quindici chilometri di strada che dividono Faenza (dai bei boccali e dalle ragazze che ridono bene) da Forlì, che è una città sotto il segno del Capricorno, salva la fortuna de' suoi mariti.