E la poesia è una cosa pura e semplice che va scalza, quando arriva il marzo, e passa fra i ranuncoli d'oro dei prati.
Ad un tratto si udì un grande sbatacchiare di sportelli e il nome della stazione di arrivo.
Mi levai lentamente. Non avevo nessuna fretta, quantunque fossi in preda a un tremito nervoso che mi opprimeva. Avrei proseguito volontieri fino a Lecce, fino ad Otranto e ad Alessandria di Egitto e fino all'oscuro Bornù...
Ma dovetti discendere.
Avevo un portafoglio da poeta e Rothschild non sapeva (come non sa neppure oggi, disgraziato lui!) ch'io fossi al mondo.
Discesi e mi avviai verso l'uscita.
Tutte le facce note che rivedevo, mi davan noia, mi pareva dovessero segnare il mio atto di accusa. Io ritornavo il povero Checco della signora Adalgisa.
Sentii che qualcuno mi salutava e risposi al saluto senza levar la faccia. Non volevo veder nessuno. Ero come chi si condanna volontariamente a riprendere le proprie catene e se ne vergogna.
Poi, quando meno me l'aspettavo, caddi fra la stretta di due enormi braccia.
Sì, eri tu, bene mio parentale, che mi ritornavi addosso con tanta furia; eri tu, lusinga della mia giovinezza, aroma dei miei giorni smarriti!