Uscii che donna Adalgisa non era ancora rientrata e per tutto il giorno girovagai per la campagna. Verso sera non potei resistere più oltre e mi inoltrai per la strada provinciale di Ravenna, verso la Monaldina.

Quando ebbi attraversata Coccolìa; quand'ebbi sorpassate le ville dei Pasolini e dei Bonanzi e più prossima era la mèta prefissa, rallentai l'andatura perchè il cuore mi batteva troppo forte.

Si sarebbe chiuso con quella notte, nella malinconica villa, il Ciclo della ghirlandella?

E come si sarebbe chiuso? Quali erano i propositi di Giacometta?

Io subivo involontariamente, la stessa angoscia che mi aveva tenuto al primo incontro.

Ormai la strada correva come un argine fra il fiume e le campagne. Mi accostavo alla bassura ravennate. Le rive del fiume erano nude; non avevano più alberi; neppure ligustri avevano, ma solo un po' d'erba giù giù fino ai greti.

Anche l'ultimo crepuscolo stava per morire. Udii un suono di campane.

I braccianti che tornavano dal lavoro, in bicicletta, mi passavano accanto parlucchiando.

Una vecchia contadina, in un biroccino trascinato da un asino grigio, si era addormentata placidamente.

Poi la strada si fece più silenziosa e più deserta. Vidi da lontano gli alberi della Monaldina.