La sera era sempre più pallida.

La chiesa dal campaniluccio sottile mi incuriosiva. Chi poteva sostare in quel piccolo tempio fra i tigli e i roseti, a pregar maggio e Maria?

Mi accostai alla porta socchiusa.

Dall'interno mi giunse un bisbiglio di preghiere.

Sporsi la testa dall'apertura dell'uscio e guardai nell'interno.

Grande fu la mia sorpresa quando vidi in un inginocchiatoio dinanzi al piccolo altare del fondo, Giacometta. Ella aveva raccolta la faccia fra le mani e pareva immersa in una profonda meditazione religiosa.

Pregava? Era veramente con Dio o con i suoi pensieri mondani? Perchè era entrata nel tempio s'io sapevo ch'ella non pregava mai? S'io sapevo ch'ella non credeva?

Due inginocchiatoi stavano dinanzi all'altare; uno per lato. A destra era Giacometta; a sinistra la signora Zeffira. Un poco più indietro, verso la porta, inginocchiate sulla nuda terra, stavano due vecchie che pregavano con grande fervore. Esse levavano, a quando a quando, gli occhi verso la immagine dell'altare e congiungevano le nere e rugose mani di povere creature di fatica, nell'atto di impetrare la grazia.

Chiedevano misericordia per l'altra vita, chè da questa ormai stavano per trapassare, oppresse dall'amara fatica; e cercavano in Dio, il vago paradiso dei cieli e il riposo dei giusti nell'eterna pace dell'eternità.

Sì, riposare, riposare!...