— Secondo me — pensai — tu puoi bussare fino a domani, bell'arnese!
— Aprite, dico!... vi farò vedere di che cosa sono capace!...
Uguale silenzio.
— Checco, non mi sentite?
Ma mi chiamavo Franzi, quella sera.
— Checco, non fatemi perdere l'ultima pazienza!...
E grugniva, e tempestava, e borbottava sempre con egual risultato. Vuotò il sacco degli improperi; mi chiamò carogna, bastardo; ebbe per me cento altre delicate attenzioni e finalmente tacque e mi parve si allontanasse. Ma se Giacometta era una nebulosa, la zia Adalgisa era una meteora ed io, sventurato giovine, dovevo trovarmi sempre fra codesti indecifrabili fenomeni.
Allorchè credevo aver guadagnata la quiete, ecco ritornare il domestico castigo, e, questa volta, con una voce di grandissimo pianto e tale che mi avrebbe mosso al riso, se non avessi avuto ben altro per il capo.
— Checco, perchè tratti così tua zia?... E pensare che non ho mangiato per aspettarti!... E pensare che ti ho cercato per tutta la città!... Che ti hanno detto i Maldi, dopo la caduta?... Ti sei fatto male, figliuolo mio?... Che cosa hai fatto dai Maldi fino a quest'ora?... Checco?... Rispondi alla tua povera zia che non vive che per te!....
Ora io sono stato sempre buono, buono... talmente buono da farmi schifo! E che ci posso fare? Finii per impietosirmi.