Quel piagnucolìo interminabile, unito agli occhi di Salsiccia, ch'io vidi d'improvviso folgorare nel buio della stanza, mi vinsero.
Forse neppure Salsiccia aveva mangiato dopo lo scandalo in cima al muro dei gelsomini... forse, povero gatto, egli, inconsapevolmente, mi aveva fatto promettere la famosa ghirlandella...
Ahi, Giacometta! Io ebbi allora un tuffo al cuore e aprii la porta alla mia povera zia. Incominciò un nuovo tormento.
La signora Adalgisa, dopo aver acceso la candela, sedette sul letto vicino a me e, accarezzandomi sui capelli con le sue grosse e nodose mani che parevan mattoni, incominciò a coprirmi di domande e di pietà.
Volevo resistere, non volevo dir niente, ve lo assicuro; ma qualcosa dovevo pur rispondere!
Così dissi una parola, ne dissi dieci... e finii per dir tutto.
Avvenne allora un nuovo e sgradevolissimo miracolo: la signora Adalgisa mi coprì di baci.
E mentre mi pulivo da una parte, ella mi baciava da un'altra. Ebbi da lavorare assai per non rimaner rugiadoso di quel vivo ribrezzo.
— Zia, lasciatemi stare!
— Ma non sai, ma non capisci che è la tua fortuna... la nostra fortuna?... Non sai che, un giorno, Giacometta avrà quindici milioni?... Non capisci, Checco?...