«Volli ritornare. All'albergo mi lasciò e non l'ho rivisto più. «E questo è tutto!... Se vuoi credermi, Franzi, questo è tutto!...
— Ti credo.
— Poi non mi seppi rassegnare a non rivederti e tanto feci fin che non ebbi la possibilità di incontrarti qui, alla Monaldina, come avevo stabilito dai primi giorni in cui ti conobbi. È un voto che sciolgo. La nostra ghirlandella è sempre sul ramo più in cima della più alta betulla del giardino. Domani andrai e la prenderai per serbarla. Se tu non fossi venuto mi avresti cambiato in veleno il mio primo sogno e non ti avrei saputo perdonare. Ora sei qui... e la bella notte di maggio è nostra... ed io ti voglio bene come prima... più di prima Franzi mio!
Giacometta aveva ragione, non poteva aver che ragione perchè, nonostante tutto, anch'io le volevo un gran bene.
Sedemmo alla tavola apparecchiata.
La signora Zeffira si era fatta aiutare dalla contadina e tutto era stato fatto per bene.
Non mancavano neppure i fiori, in mezzo alla tavola. La tovaglia era candida; i vassoi erano d'argento; il vino ricordava i rubini incastonati nei diademi delle Basilisse.
Anche le lucciole entravano, dalle finestre aperte sul giardino. Ed entravano le falene a bruciarsi le ali e a morire alle fiammelle della lampada nella quale ardeva il puro olio dei colli.
Non avevamo altri lumi, ma quello ci bastava; ed era soave la luce.