— Sì... tu sei il mio amore!... Prendimi... fammi male... io ti voglio!...

Ma l'indugio è bello quando la preda è sicura. Io volevo ch'ella morisse di me come io di lei morivo.

Poi le nostre bocche si unirono e non fu più il bacio delle sole labbra, ma un più profondo bacio, tanto che il nostro affanno si accrebbe ancor più e i nostri corpi si unirono in un primo, lungo fremito. Chiudemmo gli occhi. Le mie mani cercavano la sua calda nudità.

— Come sei bella!... Come ti voglio bene!... Ora sarai mia... mia!

— Sì, tua... tua... tutta tua!...

Riversa e ansante, ella attendeva.

E la divina grazia del suo giovane corpo mi appariva, illuminata d'amore.

Caddero a mano a mano, le lievi e dolci cose del suo abbigliamento intimo, e quando vidi delinearsi il suo corpo quasi ignudo, quando l'anca non ebbe più velo e potei strappare l'ultimo impedimento che ancora mi vietava di godermela tutta, quando ella fu veramente mia e supina e pronta alla mia violenza, allora ebbi un grido e l'abbracciai, cieco ed ebbro del suo amore.

Ah, giovinezza e delirio!

Ella era veramente come una piccola statua di meraviglia. Niente era in lei di inarmonico. A guardarla, il già acceso desiderio centuplicava. La bellezza del suo volto era pari all'armonia della sua linea compiuta.