— Ma dove vai?

— Molto lontano.

— Ma dove?... dove?...

— Dove tu non possa saper più niente di me!

Già tutto era pronto, quando discesi in giardino.

Tu eri ben decisa e forse avevi ragione!

Non saresti così nella mia poesia, altrimenti; non così nella mia musica lontana che tutta si appassiona di te, cantando.

E forse non avevi neppur ragione, perchè ti avrei creato ben altri altari!

Ho ancora in mente la tua malinconia, quando dicesti: — Non sciupiamo quest'ora. Io avevo deciso così fin dai primi giorni, fin da quando ti conoscevo appena. Le nostre giovinezze si trovavano nello stesso silenzio. Capii che eri molto solo, sentii il deserto della tua giovinezza e seppi che potevo darti la gioia. Ebbene, questa gioia ho voluto dartela. Ho fatto male? Ho voluto portare a te, che non mi chiedevi niente, ciò che altri cercava di mercanteggiare. Ti ho data la mia purezza intatta e non ti basta?... Ora non potrei vivere la tua vita, nè tu potresti e sapresti vivere la mia. La tua strada è un'altra strada. Bisogna che ci separiamo fin che non vi sia un dolore molto più profondo fra l'anima tua e l'anima mia. Il dolore che rende vizze anche le cose più belle.

«Io non sono di questo, povero mondo, che vive fra i tre campanili. Forse avrò torto... forse ho ragione! Ma che m'importa?... La mia vita voglio costruirmela io. Sono abbastanza ricca per farlo ed ho la grandissima fortuna di essere sola.