— Non scherziamo, Checco. Tu sai benissimo che su certe cose non amo scherzare. Non avresti scelto, in tutti i casi, il momento buono. Poi ringrazia Iddio di avere una zia come me, che pensa a riparare alle tue balordaggini!

Nè potei aggiunger parola ch'ella già, voltatami la parte tramontana e infilato l'uscio della stanza, dileguava.

La seguii e la vidi scender le scale; e la vidi andarsene per il Borgo dei Cotogni, rullando come una nave a mare morto. Poi si fermò a parlare con qualcuno che non riconobbi. Due monelli le fecero i versarci e un cane, un vecchio cane filosofo, le annusò l'ampissima gonna poi, posato su tre gambe, lasciò piovere sulla medesima un ingeneroso ricordo.

Il mio dèmone si dichiarò soddisfatto; ma io non ne avevo colpa, posso giurarlo.

X

Non dire di aver mangiata la ciliegia se prima non te la trovi in bocca!...

Giuocando a tutti gli equilibri, cercando gli adattamenti più disparati ed improvvisi; ecclissandomi a tempo debito e a tempo debito ricomparendo; schivando le forme più correnti in cui l'amore cerca il sigillo di una effimera eternità; essendo uno e multiplo come occorreva essere per non urtare le infinite suscettibilità di un'insidiosa vergine ero riuscito a farmi volere un po' di bene da Giacometta; a non stancarla durante il non lungo, ma per me penatissimo, periodo di cinque giorni. E, durante questi cinque giorni, ero stato alle corse con lei, avevo incominciato a ballare, a giuocare al tennis e imparavo a cantare.

Giacometta mi aveva scoperta una bella voce. A vero dire non me ne ero mai accorto. Il fatto si era che cantavo, sedendo ella al pianoforte; cantavo ed ero sempre più innamorato.

Ero adunque riuscito a farmi volere un po' di bene, però, per conto mio, rincaravo la dose di giorno in giorno col moltiplicarsi delle stramberie di Giacometta. Ma l'uomo, per quello che ho potuto imparare, e dalla mia e dalla altrui esperienza, è quella tal creatura la quale tanto più si logora e si rode quanto meno si vede apprezzata; e le maggiori trionfatrici di questo fierissimo animale sono state appunto quelle fanciulle e donne le quali erano e non erano; davano e non davano, abili sempre nell'inasprire la più o meno bramosa povertà del maschio e nel lasciarla insoddisfatta o quasi. E in tutti i secoli, per la generosità che lo distingue, l'uomo si è vendicato di queste sue più amate compagne vituperandole.

Ora la prima volta ch'io potei baciare in pieno Giacometta, fu lo stesso giorno del suo arrivo. La breve assenza l'aveva rinverdita, aveva dato all'anima di lei una specie di distesa continuità inusitata. Io ero entrato nella sua bianca casa, sul lembo di un giardino, alle dieci e ne ero uscito a mezzanotte. Queste quattordici ore erano state meno che niente.