Nè più sapevo che dire e che farmi ed avrei avuto un gran desiderio di scivolare sotto la tavola per nascondere in quel buio la mia vergogna e la disperazione mia, quando Giacometta mi strinse un braccio e mi sussurrò con voce timorosa:

— Franzi, Franzi.. è la pazza!...

— Certo... è la pazza! — risposi.

— Non riceverla, Franzi... ho paura...

— Lascia fare a me.

E scambiate queste rapide parole con Giacometta, presa ormai una eroica decisione, mi rivolsi ai due uccellatori che mi guardavano aspettando e dissi loro, press'a poco, le cose che seguono.

— Lor signori mi debbono perdonare, ma a me càpita una disgrazia non indifferente. Abita in casa mia una povera vecchia signora che era tanto innamorata di suo marito da impazzire il giorno in cui questi fu chiamato dal buon Dio nelle regioni del cielo. Pazza diventò allora e pazza è rimasta negli anni; ma non fa male a nessuno. Si accontenta solo di vivere delle sue fissazioni e di vestire come una befana. Fra le altre sue fissazioni vi è questa: si è messa in capo di essere mia zia!... E nessuno è riuscito a convincerla del suo errore. Io sono diventato nipote della signora Adalgisa solamente perchè le ero più vicino. È una fissazione nata per contiguità; la qual cosa non è infrequente. Ora mi càpita, purtroppo, di essere un perseguitato di questa disgraziata donna. Io me la trovo fra i piedi quando meno me lo aspetterei, come questa sera, ad esempio. Non nego che la cosa sia sgradevole... Sì, tanto sgradevole che faccio loro le mie più sentite scuse. Ma, d'altra parte, come si può avversare una povera pazza?... Come si può metterla alla porta?... Sarebbe peggio e la sua mania tranquilla potrebbe tramutarsi in pazzia furiosa... con quale danno alla mia persona, lor signori possono facilmente vedere!... Per questo, e non per altro, sono a pregarli di volerla ricevere e di non dare nessuna importanza a quanto sarà per dire; di assecondarla anzi, sempre pensando che ella non ha niente a che fare con me, e che si tratta solo di una povera pazza.

Lo zio Tomaso e lo zio Antonio si guardarono, mi guardarono, dopo il mio sproloquio, poi uscirono in una risata omerica.

— Fatela entrare, fatela entrare — disse lo zio Pertica rivolto al cameriere.

Il cameriere uscì. Giacometta non rifiatava.