Ella, per tutta risposta, aveva aperto un giornale e si era messa a leggere.
Gli zii se ne erano andati. Eravamo soli nella sala deserta.
— Giacometta?...
Niente!... Ormai era lontanissima ed impassibile.
— Sei inquieta, Giacometta?... Perchè... Giacometta?...
— Non mi seccare!...
E il silenzio più grande, e la più remota distanza eran discesi fra me e lei.
Così, senza che una parola fosse stata detta; senza che vi fosse stato un accenno o il principio di un permale.
Ora leggeva muta e accigliata ed io la guardavo sospirando.
Ciò che si soffre, quando si è innamorati per davvero, è cosa risaputa, dal più al meno, da tutta quanta l'umanità; ma la sofferenza si moltiplica e si esaspera là dove un povero innamorato si trova all'improvviso di fronte a qualche cosa che gli riesce inesplicabile, che lo sbalestra in un mondo di congetture, in un arruffìo di domande senza risposta, in un caos nel quale tanto più si addentra quanto più si sente disperdere. Perchè, in questi casi, l'amore ha la forma e l'inconcepibile voluttà di un lento suicidio. Un uomo si distrugge e lo sente... Ma non può farne a meno. Deve amare e morire, deve misurarsi con la sfinge, deve rispondere alle domande di lei che non ammettono mai risposta. È tutto un giuoco passionale senza equilibrio nel quale l'uomo porta quanto ha di energia intellettuale e fisica e la donna non porta quasi mai niente. O, per lo meno, se porta qualcosa e si distrugge a sua volta, non è certamente per lo stesso amore.