Le case dalle finestre aperte, le vecchie vecchie case della mia Tebaide, ascoltavano ancora; aspettavano ancora che Girometta rivivesse, come una volta.
Torna al tuo paese... Girometta...
Queste sole parole, queste sole parole udivo e riudivo nel silenzio del mio essere... queste sole parole come un ammonimento solenne.
Ma quale era il paese di Girometta?
Non il mio, non quello dove era nata, non un altro purchessia...
Quale era il paese di Girometta?...
Forse stava nel giro di un'ora... forse nel battito di un secondo... forse nell'ultima stella sperduta in fondo all'universo...
Perchè noi abbiamo inventato le parole per creare confini su confini e ad un tratto ci accorgiamo di essere al di là di ogni finzione, al di là di ogni figurazione: soli... ma terribilmente soli nella smisurata profondità del niente.
Noi stessi qualche volta ci accorgiamo di non avere, di non poter avere un paese.
Potevo io adunque fissare un luogo dove l'anima di Girometta fosse apparsa e potesse dimorare in perfetto equilibrio, fusa e confusa con le cose del mondo?