C'era il sole del mattino... c'erano i fiori del ciliegio... c'era un'allodola altissima che cantava l'inno di una larga[1] pastora... c'eri tu, Primavera!... Ma nel mio cuore cadevan le foglie di un albero morto in fondo a una strada... in fondo a un giardino senza nome...

Mi ritrassi e m'abbandonai sul mio piccolo letto bianco. Poi il sonno troncò la favola triste e, in me, non fu più niente, se non un grande riposo.

XVII

Qualche volta partire a tempo vuol dire raccogliere a tempo.

Già sopravveniva la sera quando mi destai. Ritornai alla vita come se arrivassi per la prima volta da una incommensurata distanza. Non ricordavo più niente; non sapevo più dove mi trovassi; non avevo nozione nè dell'ora nè del tempo nè del mio essere.

Le prime idee che mi ritornarono alla mente furono tronche e disparate; mi ci volle fatica per raccogliere la memoria e porre l'anima mia sulla strada quotidiana, dietro le orme interrotte.

Comunque fosse, per lungo tempo rimase in me un singolare smarrimento come se, in verità, la morte mi avesse preso e abbandonato di bel nuovo sulle vie della terra.

Girai per la stanza senza sapere che volessi nè che mi cercassi. Mi accostai al canterale, poi al tavolo e gli occhi miei si posavano perdutamente sulle cose senza riconoscerle.

Fu un canto che mi richiamò alla finzione dei giorni; un canto che mi arrivò dal fondo del giardino, addolcito dalla lontananza.

Era Principina, il piccolo amore del silenzio.